I suoi abitanti hanno l’impronta ecologica pro-capite più alta al mondo. Ora l’emirato di Al-Jazeera e dei Mondiali 2022 vuole cambiare rotta e diventare green. Dopo aver seguito il summit ONU, CityFactor è andato a dare un’occhiata alla città in compagnia dell’architetto Doriana Pirino.

Per essere la città con il più alto numero di emissioni di Co2 pro-capite al mondo non è facile credere che sia una delle 10 green city emergenti. Eppure secondo Leon Kaye, editore del noto blog  GreenGoPost.com Doha si merita un posto accanto a Seoul, San Jose, Detroit, Adelaide, Brasilia, Mexico City, Belgrado e persino Napoli. A dare sponda a Kaye ci pensa anche il Guardian che la definisce «un laboratorio di architettura sostenibile».

CityFactor ha visitato la città accompagnata dall’architetto Doriana Pirino, membro di uno studio di architettura qatariota. «I suoi cittadini non pagano acqua ed elettricità, mentre per gli stranieri in ogni caso i prezzi rimangono bassissimi, inclusa ovviamente la benzina. Il paese galleggia letteralmente sul Gas naturale. Architettonicamente ci sono vari edifici interessanti»

Ovunque lo sguardo si posi emergono alte gru e cantieri aperti. Il paese è in piena fase di sviluppo: quanto sarà green? «Qua l’aria condizionata funziona 24/7, l’elettricità costa poco disincentivando il risparmio energetico. Infine Doha non è certo una città per pedoni: il trasporto, visto anche il caldo estremo, è interamente su gomma. In alcuni centri commerciali l’aria condizionata si trova persino nei parcheggi sotterranei».

Vista la sua terribile carbon footprint Doha ha abbracciato un piano di riforma green, incluso nel masterplan per il futuro della città, il Qatar’s National Vision 2030 plan.

Ma il primo obiettivo sono i Mondiali di Calcio del 2022 che la città vorrebbe eco-sostenibili. Oltre 800 hotel infatti verranno costruiti nei prossimi anni, e molti di questi dovranno essere green.

Secondo Issa Al Mohannadi, CEO di Msheireb Properties e presidente del Qatar Green Building Council «il futuro è negli investimenti in abitazioni sostenibili, dato che la maggior quantità di risorse viene spesa nel settore abitativo. Attualmente il Qatar è sesto nella classifica degli edifici sostenibili (procapite, anche se il dato non è verificabile. Nda). La sua compagnia Msheireb sta costruendo un compound da 31 ettari nel centro di Doha al alta efficienza energetica (investimento: 5,5miliardi di $) che sarà insignito della prestigiosa certificazione Platinum LEED buildings. Il nuovo centro sarà un modernissimo souq misto ad abitazioni residenziali dotato di soluzioni ecosostenibili per il risparmio energetico.

Museum of Islamic Art

Museum of Islamic Art a Doha

Secondo Pirino «è un peccato che molta dell’architettura tradizionale araba non venga ripresa negli edifici bassi. La climatizzazione con delle torri del vento di raffrescamento e dei rivoli di acqua intorno ai muri esterni per raffrescare le pareti per secoli ha svolto un ottimo lavoro. Oggi però molti si accontentano di soluzioni architettoniche “jalla”, poco rifinite e di bassa qualità».

Qatar National Convention Center

Qatar National Convention Center

Edifici come il Qatar National Convention Center tuttavia fanno ben sperare: il centro congressi che ha ospitato la conferenza ONU sul Clima è alimentato da 3500 metri quadri di pannelli solari che alimentano oltre il 12,5% dell’energia del centro congressi. Il tetto solare genera 1,225 Mwh si energia elettrica compensando oltre  1,140 tonnellate di emissioni di CO2.

La cautela delle banche, vista la crisi economica globale, ha contribuito allo stop degli investimenti in molti progetti energetici green, dando la preferenza per il momento a progetti di infrastrutture: secondo varie fonti il magniloquente e controverso progetto di Energy city (un hub super sostenibile per l’industria degli idrocarburi) sarebbe bloccato, così come altri progetti green.

Intanto a Doha si pensa di diversificare gli investimenti orientandosi verso la produzione di energia rinnovabile e trasporti sostenibili: per la Coppa del Mondo del 2022  la città vuole investire decine di miliardi di dollari nel settore del solare e dei trasporti su rotaia. Il sole qua certo non manca: infatti dal 2014 si inizieranno a produrre pannelli solari e solar station. Sebbene per molti “football fans” attualmente il problema sembra essere il consumo di birra in pubblico (attualmente vietato), la questione “come raggiungere” gli stadi, vista la scarsità di taxi, rimane fondamentale. Rimangono 10 anni certo.

Riuscirà Doha a portare avanti la sua svolta verde? Oppure i Mondiali 2022 saranno ricordati come quelli dei combustibili fossili?