Chi dice che la mobilità sostenibile, quella che viene identificata come green negli altisonanti titoli dei giornali, non possa essere una peculiarità italiana? A guardarsi bene attorno, andando alla ricerca delle eccellenze nostrane, si scopre che una delle aziende più avanzate da un punto di vista tecnologico si trova a Passignano sul Trasimeno, in provincia di Perugia, dove ha avuto i suoi natali e continua tuttora a lavorare la Rampini, azienda manifatturiera che affonda le sue radici nella prima metà del diciannovesimo secolo e che vanta oggi uno stabilimento di 80mila metri quadri.
La storia della Rampini è cominciata il 24 aprile 1945, quando Carlo Rampini, il fondatore, decise di registrare la sua officina alla Camera di Commercio di Perugia, mettendo a frutto le esperienze maturate nel campo della meccanica e dell’idraulica.
E’ una storia di dedizione e di duro lavoro, in stile tutto italiano, quella della Rampini. Carlo aveva, infatti, lavorato come tecnico preso la Sai (Società Aeronautica Italiana) e come collaudatore di componentistica per sommergibili nel Lago d’Iseo per la Caproni, adattandosi a fare un po’ di tutto dal fabbro al saldatore fino al falegname. Esperienza che gli è servita nel momento in cui ha visto nascere la sua azienda.
Nei primi anni Sessanta l’azienda ha avuto una svolta, grazie all’avvio delle fasi di progettazione e produzione di automezzi antincendio e apparecchiature speciali, inizialmente per gli aeroporti militari e poi anche per quelli civili. Quando, nel 1992, la Rampini ha acquisito la Prinoth di Ortisei, azienda leader nella costruzione di gatti delle nevi, il parco macchine dell’azienda comprendeva già veicoli speciali come le cabine di regia per la Rai e gli automezzi per la trasmissione satellitare per l’Agenzia Spaziale Italiana.

Alla Rampini arriva Alé
Un altro momento cruciale per l’azienda è arrivato senza dubbio nel 2004, quando la ditta Cam (Carrozzeria Autodromo Modena) è stata rilevata dal tribunale fallimentare. La Cam produceva, tra le altre cose, un autobus da 8 metri chiamato Alé.
La Rampini ha completamente rivisitato Alé, lavorando sul progetto diversi anni con lo scopo di farne un prodotto finito e affidabile, un autobus totalmente elettrico in grado di garantire un servizio prolungato e continuativo. Tutto il processo produttivo è stato mantenuto all’interno dei suoi stabilimenti, dalla progettazione al lavoro in officina, facendo di Alé un prodotto totalmente Made in Italy.
Mancava all’appello solo un motore elettrico che assicurasse prestazioni elevate. Ed è così che è nata la collaborazione con Siemens. Il motore e il sistema di trazione Elfa, brevettati da Siemens già una ventina di anni fa, rappresentano ormai il cuore verde dei dodici autobus elettrici Alé già entrati in servizio completo su due linee nel centro storico di Vienna.
Il motore assicura sempre una continua e assoluta autonomia rispetto a tutte le funzioni e le prestazioni richieste, grazie anche a un efficace sistema di ricarica totalmente assicurato da brevi soste al capolinea.

I vantaggi ambientali di Alé e la sua diffusione
Un autobus dal motore verde quindi. Ma quali sono i vantaggi in termini di impatto sull’ambiente? E’ presto detto. Questa tecnologia assicura un risparmio di emissioni di circa 65 tonnellate di CO2 ogni anno per ogni mezzo in esercizio.
Grazie alle sue caratteristiche, Alé sta avendo ottimi riscontri sia sul mercato locale che su quello internazionale: oltre a quelli di Vienna, un mezzo è già presente anche sulle strade di Nizza, due sono impiegati a Piacenza, due a Gorizia, e due sono in consegna a Siena nel marzo dell’anno prossimo.
Ora si apre una nuova sfida per la Rampini, Il Ministero dell’Ambiente ha messo a disposizione per il rinnovo del trasporto locale pubblico 110 milioni di euro, ripartiti tra le varie regioni, dando disposizione di inserire nel parco macchine anche gli autobus elettrici. Staremo a vedere dove riusciranno ad arrivare l’autobus Alé ed il suo motore elettrico.

 

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