Aumentano i piccoli impianti di produzione sparsi sul territorio italiano che necessitano di reti energetiche sempre più efficienti. Sfide e opportunità per un Paese all’avanguardia.

 

L’Italia cambia forma. Non quella geografica, ma quella del proprio approvvigionamento energetico. Tra il 2010 e il 2011 nel nostro Paese sono più che raddoppiati gli impianti di produzione di energia di piccola taglia diffusi sul territorio, la cosiddetta ‘generazione distribuita’, passati da 159.878 a 335.318. In sostanza, a contribuire al mix energetico nazionale non concorrono più solamente le grandi centrali, ma tanti piccoli impianti di piccola e media taglia.

Stando al monitoraggio dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, la produzione di questi impianti – l’80% dei quali alimentati da fonti rinnovabili – hanno prodotto 29,2 TWh, circa il 10% dell’intera produzione elettrica nazionale.
Il 23% dell’energia ottenuta da impianti di generazione distribuita è destinata all’autoconsumo, mentre il 74,5% è immessa in rete. Ed è questo uno dei punti nevralgici di questa rivoluzione. Il sistema da centralizzato si sta trasformando in distribuito e quello che prima era il semplice consumatore sta diventando anche produttore (grazie proprio ai piccoli impianti di generazione distribuita), dando vita alla figura del prosumer. Questi aspetti impongono un ripensamento delle reti di distribuzione affinchè il sistema non paghi in termini di sicurezza questa nuova conformazione, andando incontro a black out o cali di tensione. Al tutto, infatti, bisogna aggiungere che le rinnovabili non sono programmabili dal momento che non si può prevedere con sicurezza la quantità né il momento della loro produzione.

Tutti questi elementi spingono il sistema verso una riorganizzazione, partendo da reti di distribuzione e trasmissione più intelligenti, capaci di evitare, cioè, sprechi energetici, sovraccarichi e cadute di tensione elettrica. L’Italia è uno dei Paesi europei all’avanguardia su questo terreno, come dimostrato dal recente report del Joint Research Centre, il braccio operativo della Commissione Europea per le proprie ricerche scientifiche. Un’eccellenza, quella italiana, che non solo non deve essere dispersa, ma va valorizzata e rappresenta una valida opportunità di crescita anche economica. Le profonde e rapide trasformazioni del sistema energetico, infatti, non riguardano solo il nostro Paese, ma seguono dinamiche riscontrabili nell’intero pianeta. Per questo bisogna puntare sugli esempi virtuosi che l’Italia ha a disposizione. Come il Laboratorio SVEPPI di Siemens.

Il team, che opera nell’area di 16.000 mq nel comune veneto di Scorzè, a 25 km di distanza da Venezia, è all’avanguardia nel realizzare test di corto circuito su apparecchiature elettriche, così come test di monitoraggio e diagnostica delle sottostazioni. Tutti elementi fondamentali nell’ottica di un’evoluzione Smart del sistema. Quest’ultima attività in particolare ha consentito in anni recenti di sviluppare nuove soluzioni che, oltre a servire il mercato italiano, sono già state inserite nel portafoglio internazionale di Siemens.

Attraverso le Smart Grid, quindi, non passa solo energia, ma corre l’opportunità per l’Italia di rappresentare un’eccellenza a livello globale.

 

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