La “battaglia dei testi”, ovvero il momento in cui escono i testi supportati dagli stati nel tentativo di raggiungere un accordo tra le parti. L’Italia ha cercato un ruolo da protagonista.

Anche nei negoziati per il clima di Doha, abbiamo assistito alla “battaglia dei testi”. Bozze e draft sono iniziate a circolare sin da subito per cercare di trovare consenso su intelaiatura e “road map” del nuovo accordo sul clima che dovrà essere siglato entro il 2015.  Questa la cronaca dell’inviato di CityFactor a Doha, in Qatar.

Le parti si trincerano sulle loro posizioni. Gli Usa non possono fare mosse a sorpresa, bloccati dal Congresso. La Cina ha ribadito durante una conferenza stampa la sua intenzione di diminuire le emissioni del 42-45% entro il 2020 rispetto alle emissioni del 2005. A patto che – dice il negoziatore cinese Xie Zhenhua – «si firmi Kyoto 2 e vengano messi sul tavolo i soldi per la finanza climatica». L’Europa è pronta a firmare Kyoto 2, ma rimane lo scoglio della finanza climatica. Tutti discutono del Green Fund, il fondo che dovrà movimentare oltre 100 miliardi di dollari entro il 2020. I paesi in via di sviluppo chiedono che i paesi industrializzati finanzino lo sviluppo low carbon, data la responsabilità storica di “inquinatori”. Le economie più avanzate ribattono dicendo “con la crisi siamo a secco”. L’UK ieri ha messo sul tavolo 2,8 miliardi di dollari di finanziamenti, il primo degli impegni non vincolanti economici. Secondo fonti sicure Danimarca, Olanda, Francia e Paesi Scandinavi sarebbero pronti a seguire.

E l’Italia? Per il Senatore Francesco Ferrante, presente a Doha «il nostro paese mette il suo peso insieme alla parte più avanzata d’Europa nella ricerca per raggiungere in extremis un risultato importante per colmare il gap troppo grande tra gli impegni presi sino adesso e ciò che sarebbe necessario per la salvezza del pianeta». L’Italia infatti accoglie la proposta di mediazione brasiliana che chiede di trovare entro i prossimi due anni, quindi prima ancora del 2015, l’intesa per individuare le azioni che colmino il divario tra le emissioni reali il taglio necessario per fermare gli effetti negativi del clima. Anche se spiega il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini «per l’Italia a causa del Patto di stabilità non sarà facile partecipare al momento».

Intanto da Legambiente arriva la richiesta per il governo di tagliare i 9 miliardi di euro l’anno in sussidi per fonti fossili, In occasione della conferenza ha preparato un dossier sui sussidi, diretti e indiretti, all’energia fossile. Secondo il report nel 2011 i principali sussidi diretti sono stati oltre 4,52 miliardi di euro – distribuiti agli autotrasportatori, alle centrali da fonti fossili e alle imprese energivore – e 4,59 miliardi di euro quelli indiretti, tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, regali per le trivellazioni.

«Dovremmo eliminare tutti i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – visto che il loro utilizzo è la principale causa dei cambiamenti climatici». Sebbene nessuna azione sembra verrà annunciata da parte degli stati membri qua a Doha secondo alcuni intervistati, i soldi risparmiati dagli sgravi fiscali sui combustibili di alcuni settori dell’impresa potrebbero essere impiegati nella finanza climatica.

Un processo lungo, da fare con accuratezza, ma sul lungo periodo necessario per supportare la green economy.