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Addio agli sprechi delle vecchie caldaie grazie alla eco rivoluzione dell’UE

Dal 26 settembre l’Ue ha introdotto nuovi standard di efficienza energetica ed etichette sui consumi per caldaie e scaldabagni, sulla scia di quanto già fatto per frigoriferi e televisori.

Con le nuove regole in vigore, in sostanza, avranno vita facile le caldaie a condensazione, pompe di calore, sistemi ibridi, mentre le apparecchiature tradizionali, una volta terminato lo stock nei magazzini, non potranno più essere vendute.

Sono molto soddisfatte le associazioni ambientaliste. “Drastico taglio delle emissioni globali e locali, minore import di gas, risparmi importanti nelle bollette delle famiglie ed un mercato più interessante per i produttori italiani di caldaie che hanno investito in innovazione e sviluppo: era ora” ha dichiarato Davide Sabbadin di Legambiente. Mentre, secondo le stime di EEB (European Environmental Bureau), grazie alle nuove regole, verranno risparmiate ogni anno circa 56 milioni di tonnellate di petrolio.

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In Ue calano le emissioni di gas serra grazie alle rinnovabili

Calano le emissioni di CO2 in Europa ed il risultato è dovuto principalmente dall’utilizzo di di energie pulite per l’elettricità, il riscaldamento-raffreddamento e i trasporti. Secondo l’ultimo rapporto del Joint Research Centre della Commissione Europea, infatti, nel 2012 Unione Europea ha risparmiato emissioni per 716 milioni di tonnellate di CO2, un gran balzo in avanti se si pensa che nel 2009 erano state evitate le emissioni di circa di 529 milioni di tonnellate.

L’apporto più alto delle rinnovabili nell’abbassamento delle emissioni di CO2 è venuto dal settore elettrico, che ha visto una grande diffusione di eolico e fotovoltaico e che rappresenta bel il 64% del risparmio totale. Le rinnovabili nel settore del riscaldamento e del raffreddamento hanno contribuito per il 31%, mentre il restante 5% è derivato dal settore trasporti.

Ovviamente l’Europa conta grandi differenze a livello territoriale e non tutti i Paesi hanno contribuito allo stesso modo. Circa i due terzi delle emissioni evitate nel 2012, infatti, sono riconducibili allo sviluppo delle rinnovabili in soli 5 Paesi: Germania (144,5 milioni di tonnellate), Svezia (98 milioni), Francia (82,4 milioni), Italia (70,94 milioni) e Spagna (56,86 milioni).

Anche in Italia, il risparmio maggiore si è registrato nel settore elettrico, dove sono state evitate emissioni pari a 47,8 milioni di tonnellate di CO2.

Patto dei sindaci

Patto dei sindaci Ue per tagliare il 40% di CO2 per il 2030

Con la cerimonia del nuovo Patto dei sindaci, prevista per il 15 ottobre a Bruxelles, l’Europa delle città ribadisce il proprio impegno contro i cambiamenti climatici e per il 2030 punta a tagliare almeno il 40% delle emissioni di CO2.

Le città cercano di riuscire dove i governi falliscono. Città ed enti locali di 42 Paesi si sono già dati da fare e sono oltre seimila, di cui oltre tremila in Italia, ad aver aderito al primo Patto dei sindaci, l’iniziativa partita in Europa nel 2008 con l’impegno di andare oltre l’obiettivo di riduzione del 20% della CO2 per il 2020 fissato dall’Ue.

Un record assoluto in termini di firmatari lo conquistano gli italiani (3.550), seguiti a grande distanza da spagnoli (1.455) e belgi (245). Il risultato del Patto dei Sindaci europeo è che 126 milioni di cittadini dei Vecchio Continente vive in centri urbani che hanno messo a punto un piano d’azione per l’energia sostenibile, con interventi che vanno da trasporti più sostenibili ad un maggiore uso di energia verde, fino ad edifici più efficienti nei consumi energetici.

protezione ambientale

Spese protezione ambientale, in UE sono lo 0,8% Pil

Dal 2012 la spesa totale dei governi generali per la protezione ambientale è stabile e si assesta sulla 0,8% del Pil. A dirlo è l’Eurostat nel rapporto ‘Government Expediture by Function’.

Del totale destinato alla protezione dell’ambiente, le spese di gestione dei rifiuti sono risultate pari allo 0,4% del Pil, mentre lo 0,1% del Pil è stato dedicato alla spesa in ciascuno dei seguenti gruppi: gestione delle acque reflue, riduzione dell’inquinamento, protezione della biodiversità e del paesaggio, e altre spese relative alla tutela ambientale.

Gli stati che in assoluto hanno speso di più sono i Paesi Bassi e Malta, che hanno dedicato rispettivamente l’1,5% del Pil e il 1,4% del Pil alla tutela ambientale. Maglie nere sono Finlandia e la Svezia che hanno impegnato nella protezione ambientale lo 0,3% del Pil nel 2013.

L’Italia fa registrare, invece, un decimo di punto percentuale sopra la media europea, allo 0,9%, destinando lo 0,5% alla gestione dei rifiuti e lo 0,3% alla protezione del paesaggio e della biodiversità, mentre risultano pari allo 0% del Pil la gestione delle acqua reflue, l’abbattimento dell’inquinamento e l’investimento in ricerca e sviluppo per la protezione ambientale. Il restante 0,1% è destinato ad altre spese relative alla tutela ambientale.

“Quanto sei europeo?”

“Quanto sei europeo?”, l’app che mette a confronto i paesi UE su energia e ambiente

Come mettere a confronto i paesi dell’ UE su temi importanti come il lavoro, la qualità della vita e l’ambiente? La soluzione è stata trovata con l’app “Quanto sei europeo?” realizzata da Qlink e seguita ad uno studio coordinato da Pablo Calderón Martínez, professore di Studi Europei al Kings College di Londra.

I dati e le informazioni raccolte sono servite a descrivere tre sezioni specifiche: “Viviamo”, “Lavoriamo” e “Ci Divertiamo”.
“Quanto sei europeo?” è stata realizzata per analizzare le somiglianze e le differenze tra ogni paese dell’Unione. Andando all’aspetto energetico, in particolare l’app pone attenzione a quanto petrolio viene consumato e a quanta energia elettrica è utilizzata. In questo modo è possibile capire quali sono le dinamiche europee soprattutto in termini di risparmio energetico.

Dai dati raccolti attraverso “Quanto sei europeo?”, si osserva come Francia, Lussemburgo, Germania e altri Paesi del Nord Europa siano quelli che hanno ridotto maggiormente il consumo energetico per famiglia a partire dal 2000.

rifiuti

Rifiuti, l’Europa ricicla al 43%

Una recente ricerca di Eurostat ha messo in luce un doppio cambiamento nei comportamenti degli europei per quel che riguarda la gestione dei rifiuti. La ricerca prende in considerazione i dati relativi al 2013, e mette in luce la diminuzione della produzione dei rifiuti da un lato e l’aumento della percentuale di riciclo dall’altro.

Secondo l’Eurostat, la produzione dei rifiuti nel Vecchio Continente è diminuita, con 481 kg pro capite rispetto ai 527 Kg per persona prodotti nell’anno del picco, il 2002, segnando un -8,7%. Di questa cifra, il 43% e’ stato riciclato o compostato.

Dal 1995, la quota di rifiuti che sono stati riciclati è passata dal 18% al 43%. Gli stati più virtuosi sono, secondo l’indagine, Romania, Estonia e Polonia, con meno di 300 kg pro capite, mentre l’Italia è di poco sopra la media, con 491 kg pro capite.

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ICT ed efficienza energetica, l’UE mette a disposizione 22 milioni di euro

L’Europa mette a disposizione 22 milioni di euro per ICT ed efficienza energetica e lo fa attraverso il bando “Energy efficiency research & innovation”.

L’obiettivo è quello di sostenere, attraverso le più avanzate soluzioni ICT per il settore energy, il comportamento virtuoso dei consumatori italiani ed europei.

Possono partecipare al bando aziende, centri di ricerca ed enti pubblici. Ogni proposta di progetto potrà essere finanziata fino ad un massimo di 2 milioni di euro. Le domande di partecipazione potranno essere presentate fino al 4 giugno 2015.

I progetti dovranno essere incentrati sulla creazione di ecosistemi ICT innovativi, in grado di sviluppare servizi ed applicazioni destinate ai consumatori e finalizzate alla responsabilizzazione dei cittadini circa gli obiettivi europei di riduzione dei consumi e dell’inquinamento.

Molto importante, ai fini della valutazione, sarà l’attenzione che i singoli progetti dedicheranno a soluzioni “cleanweb“; soluzioni ”greentech”; social collaboration e accesso tramite applicazioni mobili e web.

Europalamento decide in merito alle emissioni di CO2

Taglio emissioni CO2, nuove regole dall’Europa

L’Europarlamento ha approvato le nuove norme che fissano l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 a 95 grammi al chilometro entro il 2020 per le nuove auto, invece degli attuali 130 g/km.

Il testo ha ricevuto una maggioranza schiacciante in Parlamento (499 voti a favore, 197 contrari e 9 astenuti) ed adesso è in attesa dell’ok definitivo del Consiglio Ue per entrare in vigore.

Le nuove norme prevedono un sistema di incentivi e “supercrediti”, che permetteranno ai produttori di compensare l’attuale produzione di auto con quella di nuove automobili più “eco”.

In base alla stima di 12,5 milioni di vetture vendute ogni anno in Ue si prevede che, con l’introduzione di questi limiti, il taglio delle emissioni corrisponderà a 15 tonnellate di CO2 in meno all’anno.

Infine, entreranno in vigore al più presto nuovi test per misurare in maniera più realistica le emissioni automobilistiche di CO2.

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RESTORhydro, il progetto per far rivivere vecchie strutture di mini idroelettrico

RESTORhydro è un progetto europeo che mira a far rivivere, attraverso sistemi di cooperative, vecchie strutture inutilizzate di mini idroelettrico.

Il progetto prevede che circa 350.000 mulini ed impianti dismessi di produzione idroelettrica possano tornare a produrre energia a livello locale. Per il progetto sono stati stanziati 2.542.000 euro ed i Paesi coinvolti sono Italia, Lituania, Belgio, Svezia, Polonia, Grecia, Slovenia.

RESTORhydro è partito nel 2012 e mette a disposizione una guida con il fine di seguire step dopo step la nascita della cooperativa, fornendole in tal modo utili soluzioni tecniche ed economiche per lo start up.
Ad oggi in Italia non è stata creata alcuna cooperativa, anche se il progetto meglio avviato è stato quello del parco di Monza.

Il Parlamento Europeo decide in merito al Piano d'azione 2020

Il Parlamento Europeo decide sul Piano d’azione 2020

L’Europarlamento dà il via libero definitivo al nuovo piano d’azione dell’Ue fino al 2020, per quel che concerne la normativa ambientale.

Nove le priorità per il 2020 elencate, tra cui la protezione dell’ambiente, il sostegno ad una crescita sostenibile ed efficiente, la tutela contro le minacce ambientali alla salute. Il provvedimento deve passare all’approvazione del Consiglio Ue per poi essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione entro la fine del 2013.

“Gli interventi a livello ambientale comportano costi, così come il non fare nulla, ma sicuramente generano benefici che autorità pubbliche e investitori privati non possono permettersi di ignorare” ha commentato l’eurodeputato francese Gaston Franco, relatore del testo già concordato con Commissione e Consiglio Ue.

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